Corleone ricorda l’assassinio del sindacalista Placido Rizzotto

Una cerimonia sobria, così come impongono le misure contro l’emergenza coronavirus, senza i familiari e gli studenti che, generalmente, partecipano e la animano. Corleone ha ricordato così, a “porte chiuse”, Placido Rizzotto, il sindacalista e partigiano ucciso dalla mafia il 10 marzo del 1948. L’iniziativa è della Cgil e del Comune di Corleone.
Due momenti hanno contraddistinto la commemorazione, cui hanno partecipato il vice sindaco, Maria Clara Crapisi, il presidente del Consiglio comunale, Pio Siragusa, il segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Cosimo Lo Sciuto, il responsabile del dipartimento legalità della Cgil Palermo, Dino Paternostro. Al cimitero, nella cappella dove riposa Rizzotto, sono state collocate due corone di fiori ed è stata ricordata la figura di Rizzotto.
“È un 10 marzo un po’ particolare – dice Lo Sciuto -. Per noi è una data importantissima. Siamo qui a nome di tutta la Cgil. Da stamattina abbiamo ricevuto tante telefonate di persone che volevano esserci, ma nel rispetto delle regole non sono qui. Ci sarà tempo per farlo. La parte più importante è portare nella quotidianità l’insegnamento di Rizzotto”.
Placido Rizzotto iniziò la sua attività politica e sindacale dopo la seconda guerra mondiale. Ricoprì l’incarico di presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Il 10 marzo del 1948, mentre andava da alcuni compagni di partito, fu rapito e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Un bambino, Giuseppe Letizia, fu testimone del suo omicidio e vide in faccia i suoi assassini. Per questo venne ucciso con un’iniezione letale, fatta dal boss e medico Michele Navarra, riconosciuto poi come mandante del delitto di Placido Rizzotto. Le indagini furono condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.
“Rizzotto è un’icona per tutta Corleone – dichiara il presidente Siragusa – perché ha lasciato un grande insegnamento: quello di combattere la mafia e di non mollare. Tenere viva la memoria è un dovere”. “Abbiamo cominciato a ricordarlo nel 1983 – aggiunge Paternostro -. Oggi è diventato un punto di riferimento per chi ama l’onestà. Ricordare la sua vicenda è fondamentale, soprattutto tramandarla alle generazioni giovani”. “Spero che il suo sacrificio serva da monito per non abbassare mai la guardia perché la mafia non è sconfitta – commenta il vice sindaco -. Questo messaggio deve arrivare soprattutto ai ragazzi che devono capire che non devono mai piegarsi a queste logiche. La sua vita dovrebbe essere esempio vivente per tutti, in particolare per i giovani”.
Dopo la cerimonia in cimitero, una corona d’alloro è stata poi collocata ai piedi del busto di Rizzotto in piazza Garibaldi. “Nonostante le misure restrittive non potevamo non ricordare Rizzotto – afferma il sindaco Nicolò Nicolosi -. E’ un personaggio simbolo della storia corleonese che parla di riscatto. Dovevamo commemorarlo perché è una figura che riveste un’importanza grandissima per questa città e non solo”.

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